L'amante spagnolo

L'Italia è uscita dal gruppo e tra le sue tante elezioni (regionali, locali, europee) Madrid lotta per contare di più nell'Ue. Storie di famiglia, di luci rosse e una signora che dice: "Order! Order!"
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12 APR 19
Ultimo aggiornamento: 02:32 PM
Immagine di L'amante spagnolo
"In democrazia, la politica è un teatro e nessuno può recitare in un teatro senza simulare quello che non prova".
Javier Cercas, "Anatomia di un istante"
11 aprile 2019
All'inizio di giugno dello scorso anno, Italia e Spagna si ritrovarono con due nuovi governi. Quasi in contemporanea.
Pedro Sánchez, socialista, vinse il voto di sfiducia contro l'allora premier Mariano Rajoy grazie all'appoggio di Podemos e dei partiti indipendentisti e divenne capo del governo. Nominando al ministero degli Esteri l'ex presidente del Parlamento europeo Josep Borrell decise di dare un segnale chiaro: la Spagna diventa (già un po' lo era) la pietra angolare del progetto europeo.
L'Italia ha scelto una strada tutta diversa, di conflitto con l'Europa, e di molte bufale (271, and counting).
Il risultato è abbastanza evidente: l'Italia è uscita dal gruppo.
E la Spagna?
Oggi vogliamo provare a rispondere a questa domanda, sperando di non finire nei soliti cliché, sintetizzati di recente dall'Economist:
"Viene sempre la tentazione di trattare Spagna e Italia come se fossero uguali. Gli italiani e gli spagnoli parlano a voce alta, mangiano tardi, guidano veloci e inghiottono enormi quantità di pomodori e olio d'oliva, che allungano la vita"
Non ci soffermeremo nemmeno sulla questione estetica: non ci piace deprimerci.
(Giudicate voi)
Racconteremo la storia di un tradimento consumato sotto gli occhi di tutti, anzi con l'incoraggiamento della moglie.
L'Italia è la moglie.
L'Europa, o meglio il suo cuore franco-tedesco, è il marito.
La Spagna è l'amante (del marito).
E no: questa cosa delle corna non ci va giù.
Il 28 aprile si vota in Spagna.
E' appena stato pubblicato il megasondaggio del Cis, che inaugura ufficialmente la campagna elettorale:
Anche "molto bene" è relativo: nel 2008, i socialisti con José Luis Zapatero presero il 44 per cento dei voti. Nel 2016, stavano al 22.
Lo slogan della campagna è "Haz que pase", fai che succeda (che è un po' contestato), ma lo slogan è soprattutto Sánchez stesso.
Perché il Psoe e Sánchez sono forti?
Sánchez è forte anche perché la campagna elettorale gliela stanno facendo gli altri.
Il Partito popolare si è affidato al giovane Pablo Casado, 37 anni e nessuna esperienza di governo, che si è trovato a maneggiare un inedito nella politica spagnola moderana: l'ascesa di Vox, partito di estrema destra che con l'exploit alle elezioni in Andalusia ha messo in discussione molti equilibri.
Uno per tutti: in Andalusia, Vox è alleato con il Pp e con Ciudadanos, che pareva argine ai populisti e invece non lo era.
Per Vox comunque vada è un successo: è la sua prima volta.
Albert Rivera di Ciudadanos contribuisce allo spezzatino a destra (che aiuta il Psoe). Pur avendo dato nel 2016 il suo appoggio al Psoe per un eventuale governo, ora sta facendo una campagna contro la sinistra. Dice che una conferma del Psoe è una "emergenza nazionale" e che "svenderà" la Spagna.
Questa cosa che Rivera non lo capisce nessuno – e illude molto – non gli sta portando grandi consensi.
E Podemos?
Diciamo che da quando Pablo Iglesias è andato a vivere in una villa le cose non sono andate bene. E anche il gruppo di comando si è sfaldato. Il Monde diplomatique racconta bene questa trasformazione (prendiamo appunti, sì?): da "we can" a "can we?".
Per concludere due cose importanti, una media e una no.
La prima è che come aveva raccontato Guido De Franceschi sul Foglio, il grande tema in campagna elettorale è la "Spagna vuota", le regioni attorno a Madrid che potrebbero essere decisive alle elezioni.
La seconda è che il rischio che in Spagna si ritorni a votare è molto alto (no, non è uno scherzo).
La terza è che Sánchez, con i suoi 47 anni, è il più vecchio di tutti.
La quarta è che gli animali vanno forte (h/t Guido De Franceschi)
Oriol Junqueras, leader di Erc, uno dei due principali partiti indipendentisti catalani, ha fatto richiesta formale per partecipare ai dibattiti elettorali e per rilasciare interviste dal carcere, dove si trova per i reati presunti legati al referendum indipendentista del 2017.
Socialisti e popolari sono inferociti alla sola idea, sulla quale si dovrà esprimere la Giunta elettorale, ma alla fine ci sono buone probabilità che entrambi dovranno fare i conti con i partitini indipendentisti e autonomisti. Durante la scorsa legislatura questi ultimi (indipendentisti catalani, autonomisti baschi e frattaglie delle Canarie) sono stati decisivi nella caduta del governo Rajoy. Sono stati sempre loro (i catalani, in questo caso) a spingere Sánchez a elezioni anticipate, quando hanno respinto la legge Finanziaria proposta dal suo governo.
Secondo i sondaggi, se la coalizione di destra non dovesse ottenere la maggioranza assoluta questi partitini tornerebbero indispensabili per formare un esecutivo. E’ per questo che Sánchez non ha negato del tutto la possibilità che i leader indipendentisti catalani come Junqueras, che attualmente si trovano a processo, ricevano l’indulto, se condannati.
Ora veniamo al perché questo amante spagnolo è una grandissima sofferenza.
L'angolo dell'esperto.
Ecco, per quel che ci riguarda, il punto è questo: la Spagna ci sta sostituendo nel cuore dell'Europa e dopo questa tornata elettorale il suo ruolo potrebbe essere ancora più rilevante.
Recuperare quel posto per noi, per l'Italia, sarà difficile. E il brutto è che non vogliamo nemmeno farlo.
Di padre in figlio. L’uomo nella foto si chiama Nikolai Kosov, è l’amministratore delegato della Banca internazionale di investimenti russa, la IIB che sta aprendo una filiale in Ungheria. Anche suo padre si chiama Nikolai Kosov, è stato ufficiale del Kgb e ha alle spalle una storia ungherese.
Una delle prime apparizioni pubbliche di Viktor Orbán fu nel 1989, quando pronunciò un discorso in onore di Imre Nagy, leader della rivolta ungherese contro i sovietici nel 1956. Mosca per sedare quella rivolta mandò i carri armati ma anche diversi agenti del Kgb.
Uno di loro, giovanissimo, era Nikolai Kosov, padre, che da poco aveva avuto un figlio, anche lui Nikolai Kosov.
Ormai tutto è cambiato, Imre Nagy non è più un eroe, l’Unione sovietica non esiste più, ma è curioso, osservano molti giornalisti, che nel 1956 Nikolai Kosov padre arrivava a Budapest per sedare la rivolta e nel 2019 Nikolai Kosov figlio guida il trasferimento a Budapest di una banca legata al Cremlino.
Visegrád Today. Viktor Orbán è riuscito ad acquisire il controllo sulla maggior parte dei media ungheresi. Una fondazione a lui vicina, la Central European Press and Media Foundation, la Kesma, possiede circa 400 testate tra emittenti televisive e radiofoniche, carta stampata e siti. Fidesz, il partito di governo, vigila quindi sulla quasi totalità della stampa che però comunica in ungherese e non è una lingua semplice. La rilevanza di Orbán sul piano internazionale è cresciuta, come è cresciuta l’importanza dei paesi del gruppo di Visegrád, la loro capacità di incidere sugli interessi europei, e quel che raccontano i media orbaniani lo capiscono soltanto gli ungheresi. Per ovviare a questo fatto, per far arrivare le verità di Visegrád sulla scena internazionale è nata l’agenzia V4NA. "Visto il crescente interesse da parte delle agenzie internazionali e altri media per i paesi dell'Europa centrale e orientale siamo onorati di chiarire le informazioni in circolazione", si legge nel sito.
Basta con la prostituzione in Olanda. Lo chiedono, con buona pace dei turisti che ad Amsterdam e dintorni si recano più per questo che per i quadri di Van Gogh, un gruppo di attiviste, tutte under trenta, che hanno raccolto 40 mila firme in calce a una petizione (I’m Priceless) che sarà consegnata al parlamento olandese.
L’idea – ci ha spiegato Natasha Bos, fondatrice del gruppo anti-prostituzione Exxposeè che la prostituzione, per quanto legale, vìola i diritti fondamentali dell’uomo, primo tra tutti quello di non essere sfruttato. Pensare che per il solo fatto che qui in Olanda la prostituzione sia legale rappresenti una libera scelta delle donne è una pia illusione. Non è vero. Anzi. Le donne che si prostituiscono quasi sempre non hanno scelta, quasi sempre sono sfruttate e vittima di traffico di esseri umani, dall’Africa o dall’est Europa, e quasi sempre riportano traumi e si ritrovano in situazioni pericolose e squallide”.
Così, per evitare tutto questo, la crociata di Exxpose è quella di rendere illegale, prima di tutto, l’acquisto di sesso: punire i clienti in buona sostanza. “Paesi come la Svezia, la Norvegia e l’Islanda hanno adottato politiche simili e questo ha fatto diminuire la domanda. Cosa che, inevitabilmente, ha reso i loro paesi meno attraenti per sfruttatori e trafficanti di esseri umani”.
La proposta di Exxpose, va detto, benché sia arrivata in Parlamento non ha quasi nessuna possibilità di diventare legge, non solo perché nessun partito, per ora, vuole farsi alfiere di questa causa, ma anche perché si stima che la prostituzione in Olanda muova un mercato di circa 600 milioni di euro. Troppi soldi per rinunciarvi.

Anche questa bellissima foto con questa didascalia ci ha fatto abbastanza ridere.
Poi Betty Boothroyd, 89 anni, ex Speaker di Westminster, ci ha riportate alla realtà. Dove dovremmo stare tutti, tra l'altro.

L'amante spagnolo non ci mette di buonissimo umore. Ci consoliamo così: all'ottomillesimo iscritto a EuPorn racconteremo dei nostri trascorsi personali con Pedro Sánchez (ci sono pure delle foto, ma quelle proprio non possiamo mostrarle, il revenge porn è fuori legge).
Alla prossima settimana.
I nostri trascorsi (quelli che possiamo dire a tutti):
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